Mondo Farmaco

23/01/2012

Il trazodone

Il trazodone è un farmaco scoperto negli anni '70 dalla ricerca Angelini e rappresenta ancora oggi un'opzione terapeutica per il trattamento dei disturbi depressivi con o senza componente ansiosa. In Italia, questo farmaco è interamente rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale ed è disponibile in compresse, in gocce e in soluzione iniettabile. Il farmaco è stato brevettato e commercializzato in molti Paesi in tutto il mondo, divenendo leader di mercato anche negli Stati Uniti nel corso degli anni '80.

Nonostante questa molecola esista da circa 40 anni, essa continua ad essere attivamente studiata, tanto che alcuni dei progressi compiuti negli ultimi anni per chiarire il ruolo centrale svolto nel cervello da una sostanza, chiamata serotonina, sono derivati da studi che hanno impiegato il trazodone o un suo metabolita, cioè un prodotto in cui viene scomposto il trazodone da alcuni enzimi presenti nell’organismo e che si chiama m-clorofenilpiperazina.
Con il tempo, dallo studio del trazodone si è dipanata un’intera linea di ricerca, dovuta alla necessità di caratterizzare meglio il meccanismo di azione del farmaco.
Depressione e cervello | Come agisce il trazodone | Insonnia


Depressione e cervello
La depressione è una vera e propria malattia, le cui cause non sono ancora completamente chiare. Tuttavia, è stato riconosciuto che esiste un legame tra l’insorgere di questa malattia e l’instaurarsi di un’alterazione nell’attività svolta dalla serotonina. Pertanto, la depressione non è un sintomo di “debolezza caratteriale”, ma una malattia seria che colpisce persone di tutte le età, di tutte le razze, con diversi livelli di istruzione e che ha un’incidenza seconda soltanto all’ipertensione, se si considerano le malattie croniche più diffuse nella pratica della medicina generale. Circa un paziente su 10, tra gli assistiti da un medico di base, è affetto da depressione.
Per comprendere alcuni dei motivi che portano allo sviluppo di questa malattia, è utile ricordare come funzionano le cellule che costituiscono il nostro cervello.
Le cellule cerebrali (neuroni) comunicano intensamente tra di loro. Lo scambio di informazioni avviene attraverso il passaggio di segnali elettrici. Per questa ragione, le cellule del cervello hanno una struttura caratteristica: c’è una sezione centrale, chiamata corpo cellulare, dalla quale parte una lunga fibra, chiamata assone, che ha il compito di far scorrere lungo di essa il messaggio elettrico generato nel neurone e di farlo giungere ad un altro neurone. Questa seconda cellula riceve il messaggio attraverso delle ramificazioni, chiamate dendriti, le quali sono collegate alle diramazioni che originano dall’assone del primo neurone attraverso dei punti di contatto chiamati sinapsi.
Quando il messaggio partito da un neurone giunge alle sinapsi, che lo collegano al neurone adiacente, induce il rilascio e l’intervento di sostanze chimiche atte a trasportare questo messaggio fino al neurone successivo. Queste sostanze chimiche, che funzionano da “messaggeri”, sono chiamate neuro-trasmettitori, proprio perché assicurano la trasmissione del messaggio elettrico da un neurone all’altro.
Una di queste sostanze chimiche è la serotonina. Esistono anche altri neuro-trasmettitori, come ad esempio la noradrenalina, la dopamina, l’acetilcolina, l’istamina, la glicina e il GABA (acido gamma-aminobutirrico). Pertanto, i neuroni che utilizzano la serotonina costituiscono il sistema serotoninergico, mentre quelli che usano la noradrenalina sono chiamati noradrenergici e così via.
Quando il messaggio da trasportare arriva alle sinapsi, da queste partono i neuro-trasmettitori, come la serotonina, che devono approdare in punti specifici - chiamati recettori - del neurone adiacente, affinché sia assicurata la trasmissione del messaggio. Dopo questo evento, al neuromediatore utilizzato per la trasmissione del messaggio, possono accadere una serie di eventi, che interrompono il recapito del messaggio al neurone destinatario:
  • il neuro-trasmettitore fluisce via, lontano dalla sinapsi per essere assorbito da altre cellule del sistema nervoso diverse dai neuroni (le cellule gliali);
  • il neuro-trasmettitore può essere attaccato e distrutto da particolari enzimi, come le monoamino-ossidasi (MAO) per la serotonina, la noradrenalina e la dopamina;
  • il neuro-trasmettitore può essere richiamato al punto di partenza della sinapsi (re-uptake).

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Come agisce il trazodone
Sebbene il meccanismo attraverso il quale il trazodone agisce non sia ancora del tutto chiaro, è noto che sia esso stesso, sia il suo metabolita m-clorofenilpiperazina agiscono sui neuroni da cui deve partire il messaggio, e sui recettori posti sul neurone a cui deve giungere il messaggio.
L’azione svolta sulle sinapsi del neurone da cui deve partire il messaggio impedisce al neuro-trasmettitore, in particolare alla serotonina, di essere richiamato, facilitando in questo modo il recapito del messaggio al recettore destinatario. Questo fatto spiega almeno in parte perché il trazodone è efficace nel trattamento della depressione.
L’azione sui recettori posti sul neurone di destinazione è un’altra delle cause degli effetti associati a questo farmaco, anche di quelli collaterali. Infatti, quando il trazodone si lega a particolari tipi di questi recettori, impedisce al neuro-trasmettitore incaricato – la serotonina - di recapitare il messaggio al neurone destinatario. Nel caso del trazodone, l’attività farmacologica che ne deriva è prevalentemente di tipo sedativo, tanto che questo effetto collateralepuò essere sfruttato a vantaggio del paziente, se questi è anche affetto da insonnia.

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Insonnia
L’insonnia di durata superiore a quattro settimane è considerata cronica e richiede un’attenta valutazione, sia perché incide sulla qualità di vita del soggetto, sia perché l’insonnia è un chiaro fattore di rischio per un eventuale sviluppo di depressione.
L’insonnia può essere affrontata sia con approcci non farmacologici, sia con terapie farmacologiche. Il trazodone e altri antidepressivi serotonina-specifici presentano il vantaggio di alleviare i disturbi del sonno con un’incidenza di effetti collaterali minore rispetto a quella associata ad altri tipi di farmaci.

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