I disturbi più comuni
È possibile operare una distinzione tra i vari tipi di disturbi dell'alimentazione: l'anoressia nervosa, la bulimia nervosa e i disturbi dell'alimentazione non altrimenti specificati. Esiste, poi, tutta una varietà di comportamenti alimentari quantitativamente e qualitativamente alterati. Tra i primi rientra l'"iperfagia" che è caratterizzata da un introito calorico eccessivo e in genere ha origine nelle cattive abitudini alimentari della famiglia. Un altro comportamento quantitativamente alterato è l'"atto di piluccare" che è una condotta che si realizza lontano dai pasti e consiste nel consumare continuamente del cibo nel corso delle attività quotidiane (in genere è un solo tipo di cibo, facilmente reperibile, per esempio patatine o biscotti).
| Tra i secondi rientrano i comportamenti che tendono all'ascetismo (il rinunciare ad un cibo particolarmente amato), il disgusto o il rifiuto selettivo di altri cibi, per esempio i piatti tradizionalmente familiari. C'è poi l'obesità, un fenomeno che negli ultimi anni sta diventando un'emergenza sanitaria nei paesi occidentali: un problema che la maggior parte delle volte non ha origine nell'adolescenza o nell'età adulta, ma nell'infanzia, spesso nel primo anno di vita. |
| Un po' di storia | Tipi di disturbi | Diffusione | Disturbi correlati | Decorso |
Un po' di storia Probabilmente il primo studioso che descrisse in modo particolareggiato un quadro anoressico fu George Morton che nel 1689 scrisse un trattato "Phitisiologia: or a Treatise of consumption" (Tisiologia o trattato sulla consunzione) in cui descrisse una particolare forma di consunzione in cui erano presenti deperimento, inappetenza, iperattività e amenorrea senza però febbre, tosse e dispnea, i classici sintomi della consunzione. Per questo motivo l'autore ritenne che la malattia fosse di origine nervosa. L'anoressia fu riconosciuta come entità clinica tra il 1868 e il 1873. Le pazienti affette da questa patologia suscitavano grande stupore. Oltre al rifiuto caparbio del cibo e all'iperattività che sembrava crescere di pari passo con la consunzione del corpo, questa malattia, che ha origini mentali e nervose, aveva delle implicazioni e conseguenze sul piano familiare. Nel 1914 i disturbi legati all'anoressia furono identificati con una malattia organica endocrina. Da quel momento e fino agli anni '40 l'anoressia venne vista come una disfunzione del sistema endocrino. Il primo a descrivere la bulimia fu Cullin nel 1772, il quale parlò di "bulimia emetica" per descrivere un'introduzione forzata di cibo seguita da rigurgito per l'eccessiva quantità. Solo nel 1979 ricevette la denominazione di bulimia nervosa: un disturbo che si poneva tra l'anoressia e l'obesità, con le stesse caratteristiche preoccupazioni delle anoressiche ma con il ciclo mestruale ed un peso ancora adeguato e con una alta frequenza di depressione (in una percentuale compresa tra il 25 e il 75 per cento). Col termine bulimia nervosa si ampliò il concetto precedente di bulimia che si riferiva alle sole abbuffate. |
Tipi di disturbi Il termine "anoressia" deriva dal greco an-orexis che significa mancanza dell'appetito. Questo disturbo si caratterizza per il rifiuto di mantenere il proprio peso corporeo al di sopra o ai livelli minimi rispetto a quanto previsto in relazione all'altezza, o anche l'impossibilità di raggiungere il peso previsto (se nel periodo di crescita dell'altezza). Per soddisfare questo criterio il peso deve essere del 15 per cento inferiore a quello previsto. È presente un'estrema paura di ingrassare o prendere peso anche in una situazione di sottopeso. La persona vive in modo alterato la forma e il peso del proprio corpo, legando a queste caratteristiche la valutazione del sé. Inoltre non ammette la gravità della situazione in caso di sottopeso. È inoltre presente amenorrea (mancanza del ciclo mestruale per almeno 3 mesi). È possibile distinguere due sottotipi di anoressia:
Accanto alle abbuffate sono presenti comportamenti (condotte) per limitare l'aumento di peso come digiuni o condotte di eliminazione (vomito auto-indotto, uso di lassativi o diuretici, eccessivo esercizio fisico). Le abbuffate e le condotte di compensazione devono essere presenti per tre mesi, con una media di due volte a settimana. Come per l'anoressia nervosa l'autostima è eccessivamente influenzata dal peso e dalla forma del corpo. Anche per la bulimia esistono due sottotipi:
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Diffusione Secondo il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disordini Mentali (DSM), l'anoressia nervosa colpisce tra lo 0,5 e l'uno per cento delle donne in tarda adolescenza o nella prima età adulta. Per quanto riguarda la bulimia nervosa la percentuale sale dall'uno al 3 per cento. Anche in questo caso si parla prevalentemente di donne in tarda adolescenza e prima età adulta. I disturbi dell'alimentazione non altrimenti specificati sono rilevabili nel 2-5 per cento delle giovani donne. I disturbi dell'alimentazione incontrollata si distinguono dall'anoressia nervosa e dalla bulimia nervosa per la diversa fascia d'età in cui sono più frequenti: la maggior parte delle persone colpite ha un'età compresa tra i 30 e i 50 anni. Alcune recenti ricerche hanno evidenziato che i disturbi dell'alimentazione hanno una prevalenza del 2-3 per cento nella popolazione adulta e dell'8 per cento tra i soggetti obesi. Questi dati probabilmente non rendono conto della reale diffusione dei disturbi dell'alimentazione. Si ritiene, infatti, che considerando le situazioni sub-cliniche (quelle, cioè, che non soddisfano tutti i criteri per una diagnosi) i tassi di prevalenza possano raggiungere il 5-15 per cento. Un altro dato importante è la grande differenza a livello di prevalenza per quanto riguarda gli uomini e le donne. Questa differenza è più evidente per l'anoressia nervosa e la bulimia nervosa mentre risulta meno marcata per i disturbi dell'alimentazione incontrollata. Le proporzioni donna/uomo si valutano in un rapporto di circa 4 a 1 nell'anoressia nervosa, 11 a 1 nella bulimia nervosa e 1,5 a 1 nei disturbi dell'alimentazione incontrollata. |
Disturbi correlati Spesso i disturbi dell'alimentazione si associano con la depressione e i disturbi d'ansia. L'abuso di sostanze è frequente nelle pazienti bulimiche ma non in quelle anoressiche, laddove il disturbo ossessivo-compulsivo è molto più comune nelle pazienti anoressiche rispetto alle bulimiche. Sono inoltre spesso associati ai disturbi dell'alimentazione anche i disturbi delle personalità. |
Decorso L'età media d'esordio dell'anoressia nervosa è di 17 anni. Si ritiene, inoltre, che intorno ai 14 e ai 18 anni ci sia la più alta percentuale d'esordio. Anche se molte pazienti guariscono, esse continuano ad avere un rapporto molto difficile con l'alimentazione e in diversi casi il disturbo passa dall'anoressia nervosa alla bulimia nervosa o ai disturbi dell'alimentazione incontrollata. Si ritiene, poi, che siano maggiormente a rischio le pazienti che mantengono un basso peso. Il tasso di mortalità è piuttosto elevato. Si stima che circa il 15 per cento delle pazienti muoia o per complicanze cliniche o a causa di disturbi psichiatrici correlati. Il suicidio ha una frequenza abbastanza elevata. La bulimia nervosa ha in genere inizio nella tarda adolescenza e nella prima età adulta. Viene considerata una malattia ad andamento cronico in cui sono frequenti remissioni e ricadute. Il decorso si differenzia notevolmente tra pazienti trattate e non trattate. In genere le pazienti non trattate vanno incontro ad un peggioramento, mentre quelle che hanno ricevuto un trattamento hanno un decorso più favorevole. |